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Verso Est, la città de-turisticizzata

Verso Est, la città de-turisticizzata

Nella parte più a Est della Citta, più corretto Sud-Est, trovo un Eurospin per fare in volata la spesa ai miei genitori. E' un posto come un altro, un non-luogo, come un qualsiasi Eurospin; anzi, l'impressione entrando in un'atmosfera post festività che rende tutto fruibile e senza ressa che mi restituisce il posto è che, tutto sommato, sia più curato, pulito e ordinato rispetto ad altri ipermercati dello stesso brand. Faccio presto, sono poche cose, non faccio file, non incontro gente, non incontro la vecchietta che mi chiede di prenderle un prodotto posto in alto sfruttando la mia altezza e che mi fa i complimenti, inconsapevole che essere alti significa avere compromesso già a 30 anni L3-L4. Esco e mi avvio verso l'auto. Da una finestra sento una canzone di Emis Skilla, almeno credo sia una sua canzone. E' la finestra di un palazzone anonimo, abitato come può essere abitata la periferia di una città d'arte che si è vocata al turismo crocieristico, una genere e un tipo di turismo che si autodetermina nella parte della città visitabile, la vetrina, l'unica vetrina possibile. Siamo nella parte Est. E' sempre quella parte del mondo in cui si sogna e si immagina un posto diverso, una vita diversa.