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Umberto Eco aveva ragione ma noi ci sbellichiamo

Umberto Eco aveva ragione ma noi ci sbellichiamo

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.  
  

Così aveva dichiarato Umberto Eco ai giornalisti nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino, dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media”. Le sue parole durissime irritarono molti dei sostenitori della rivoluzione democratica dei social. Da quel giugno 2015 ad oggi è passata tantissima acqua sotto il ponte dell’analfabetismo funzionale, al punto che l’idea di dovere farsi carico di un esercito di sciocchi, che però ci fanno ridere a crepapelle per quanto e per come scrivono, sta diventando un nuovo paradigma della comunicazione. 
Senza questa massa di giustizieri, moralisti, poliziotti dell’animo umano, medici virologi, pedagogisti del senso comune, mamme social, giornalisti di inchiesta senza titoli, non avrebbero diritto di esistere quel centinaio di blogger e di loro followers che vive sdebitandosi ogni giorno con la cultura, vomitando sugli analfabeti battute sarcastiche e perfettamente funzionali. Un paio di questi blogger li seguo personalmente quasi ogni giorno perché mi diletta constatare quanto la ragione umana è capace di fare senza rispettare i giochi minimi della logica inferenziale.

Il Signor Distruggere è uno dei miei blogger preferiti, non importa se alcuni post siano autentici o siano creati ad hoc per pullulare commenti su Facebook, l’importante è crederci. Io credo sia tutto vero.  I post di "Pancine, future mamme e birbanti’ sono uno spasso, una discesa negli inferi delle inferenze impossibili, della genitorialità incompetente.  Come se queste centinaia di mamme fossero diventate madri da undicenni senza la maturazione del principio di realtà. Il Signor Distruggere è davvero talentuoso perché le ha scovate ed ha condotto un’operazione che non verrebbe in mente nemmeno al terapeuta più spregiudicato e radiato dall'albo. Le Pancine parlano, parlano, parlano; attaccano le donne laureate e spacciano i pannolini zuppi di pipì per prodotti artistici di fama mondiale, fanno sesso con mariti e compagni improbabili e hanno una loro visione del mondo in cui al centro c’è la placenta e tutti i suoi derivati. Perché ci dilettiamo a insultarle, a ridere di loro, a compatirle senza applicare alcuno sconto solidaristico?

In fondo sono mamme incasinate mentalmente come tante, cercano una identità in una condizione di frustrazione indotta probabilmente anche dalla loro mente immatura ed umorale. Non vogliono conciliare l’impegno con i pargoli con la carriera, lo status di amanti con la responsabilità sociale, l’emancipazione con l’eros. Vogliono semplicemente fare le mamme inseguendo un modello elementare e primitivo, impossibile e privo di radici storiche, in cui sono mamme pancine. Solo apparentemente hanno partorito perché in fondo nella loro indole (pancina) sono rimaste incagliate nella loro placenta, invischiate nella pupù puzzolente dei loro cucciolotti. Eco ci aveva azzeccato. Ci siamo ridotti a commentare le porcherie di una logica emotiva e senza scopo, contribuendo a  trasformare parte del campo dei social in un palcoscenico in cui gli imbecilli recitano e noi ci sbellichiamo.