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Tre fotografie per Palermo. Sesta puntata

Tre fotografie per Palermo. Sesta puntata

Conversiamo con Piero Tranchida, fotografo che vive a Palermo e conosciamo insieme la sua Street 

Con Piero Tranchida ci incontriamo nella celebre gelateria del Foro Italico, porta con sé tante stampe delle sue foto per cui è facile avviare il nostro percorso di conoscenza artistica. La street photography è il suo terreno naturale di esperienza visiva.

Guardo le foto, riconosco la città e molti dei suoi posti ma me ne dimentico subito perché le sue foto ‘in punta di piedi’ e con un distacco apparentemente tecnico costruiscono una scena e la fissano nelle energie dei protagonisti. Sono scatti molto diversi tra loro ma il legame che li accomuna è la precisione e la fluidità della composizione.
Sembra che tutto quello che accade nella foto sia spontaneo ma al contempo necessario. Ci sono tanti scatti ugualmente interessanti e con difficoltà sceglierò le tre foto per Palermo.

Quando hai cominciato a fotografare e quando hai acquisito una consapevolezza artistica?

Coltivo l’interesse per la fotografia da diversi anni, un lungo periodo in cui la passione è stata coltivata in generale sotto l’aspetto tecnico. Da tre anni fotografo regolarmente, quasi ogni giorno. Guardando retrospettivamente la mia attività mi rendo conto di avere maturato almeno uno o due scatti per me significativi ogni settimana. Fotografo in qualsiasi momento della giornata e porto quasi sempre la macchina con me, questa è una costante della mia attività.

Quali sono i luoghi i cui maggiormente ti ritrovi a fotografare?

La strada, luoghi di ogni giorno, percorsi che faccio abitualmente, poi chiaramente accade che scegli luoghi e ti sposti appositamente a seconda di ciò che ti viene in mente. Anche un supermercato può trasformarsi in un luogo di interesse.

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Nel tempo ci sono temi che ti hanno sollecitato maggiormente, che tipo di evoluzione ha accompagnato la tua fotografia?

Non ho mai seguito dei progetti, almeno non in modo pianificato. Credo però nella formazione. Esaminando quanto ho realizzato riscontro dei temi, inizio a categorizzare e a costruire alcuni repertori in cui intravedo un tipo di ricerca e riconosco temi e soggetti che ho fotografato in alcuni periodi.
Ci sono stati momenti in cui sono stato interessato alle persone, ai ritratti, altri in cui il contesto o i dettagli erano prevalenti. Nel tempo ho maturato un atteggiamento nuovo, oggi mi ritrovo ad avvicinare le persone, a chiedere loro di essere fotografate. Cerco di cogliere il soggetto in situazione spontanea. Ci sono momenti in cui mi propongo ma cerco di non essere mai invasivo e lascio molto spazio alla naturalezza che nella fotografia è un fattore che prediligo.

L’esperienza della foto di strada è una esperienza di relazione?

Si, può accadere, ad esempio, che dopo avere fatto un ritratto ad una persona poi la fotografi mentre ci si sta salutando e che lo scatto di sfuggita, rubato, risulti più interessante. Nella foto di strada cerco di fare convergere diversi elementi, sicuramente però la relazione intenzionale con il soggetto permane come elemento di ricerca e di crescita personale.

Nel tempo la street photography si è evoluta? In generale e nella tua esperienza sono mutati gli interessi verso i contesti e diciamo le sottocategorie della street?

Si, credo di si, riscontro negli amici e nei colleghi un interesse maggiore verso questo tipo di fotografia, anche se spesso è un interesse intermittente. Io la prediligo perché il suo punto di forza risiede nella capacità di cogliere energie e vitalità in contesti assolutamente ordinari, prive di un senso particolare. Ricercare questo stato di energie nella foto credo possa essere interessante sia per chi fa la foto ma anche per chi la fruisce. E’ un elemento forte e immediato che aiuta la condivisione.

La peculiarità di Palermo come finisce nelle tue foto?

Spesso mi sono ritrovato ad ‘utilizzare’ monumenti palermitani come cornice perché in quel momento erano funzionali allo scatto. Credo di essere fortunato a vivere a Palermo perché si tratta di una realtà ampia, in cui l’estraneità ti aiuta a sviluppare un senso di ricerca. Per me che provengo da Mazara del Vallo dove ci si conosce più o meno tutti, Palermo è un buon punto di partenza. Nella foto di strada i soggetti a rigore non dovrebbero mai mancare ma ci sono contesti e modi di operare differenti a seconda delle caratteristiche urbane dei luoghi in cui ti trovi. Ad esempio sfondi cosiddetti ‘maestosi’ puoi trovarli solo in certe capitali metropolitane. Mi piacciono ad esempio gli sfondi che si sviluppano in verticale o presentano strutture urbanistiche che creano impatto in quanto sproporzionate rispetto ai soggetti.  E’ molto difficile rendere questo tipo di sproporzione a Palermo. L’unico esempio di questa tipologia urbanistica che mi viene in mente è Palazzo delle Poste di via Roma che presenta un colonnato alto, funzionale alla resa di certe geometrie di ombre. Non credo invece che ci sia una specificità dei palermitani per la foto di strada.

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Ci sono ostacoli che hai incontrato a Palermo? Alcune aree urbane ad esempio di periferia…

Mi è capitato di fare esperienza in alcuni quartieri popolari, esplorando questa aree in gruppo, contesti difficili anche se poi ti accorgi che questi rioni presentano risorse a livello umano di grande valore. Ci sono tante situazioni positive e ti fanno sentire accolto invitandoti ad entrare negli spazi domestici, in un rapporto immediato di fiducia, al punto che coinvolgono il vicinato per scattare altre foto. Più di recente mi sono maggiormente interessato alle scene di vita di strada più ordinarie, collocate nella parte più commerciale della città. Credo che si sia abusato del folclore, di un certo tipo di immagine popolare e popolana, preferisco invece le vie del centro.

Ci sono invece luoghi della città che fotograficamente conosci poco? Aneddoti?

Quando ipotizzo nuove location e nuove situazioni fotografiche di fatto poi mi ritrovo in contesti molto centrali, ho poco interesse per i contesti sociali difficili, forse perché sono caratterizzati e più adatti al reportage in cui l’elemento del racconto è prevalente.
Da qualche anno privilegio anche la spiaggia, ho iniziato a farlo perché non è un luogo facile in quanto tutti sono omologati nell’abbigliamento e per avvicinare una persona per fotografarla devi essere attento anche perché sei sotto gli occhi di tutti. Devi saperti relazionare in maniera semplice e stare in spiaggia aggregandoti agli altri. In spiaggia ti rendi conto ancora di più che la  potenzialità della foto di strada rimane ancorata alla relazione tra soggetto e contesto. Questa relazione deve essere resa su un piano di forza.

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In che senso? Possiamo approfondire questo aspetto?

La foto di strada è interessante quando presenta più strati riconoscibili, con un primo piano, un piano intermedio e lo sfondo. Sovrapposizioni che accolgono eventi che accadono, che sono isolati l’uno dall’altro e nel sistema di relazione ritrovano un significato diverso. Mi è capitato che una ragazza si è riconosciuta su Instagram in un scatto alla Vucciria, ma attraverso il set fotografico e non sulla base di elementi personali; questo diventa interessante perché significa che abbiamo raggiunto in quel momento l’obiettivo della ricerca di una scena definita e comunicante.

 

Photo: Piero Tranchida