MENU ×
Tre fotografie per Palermo. Seconda puntata

Tre fotografie per Palermo. Seconda puntata

Intervista a  Emanuela Patrizia Bognanni (detta Bluette), diversamente fotografa (così preferisce dichiararsi)

L’interesse personale verso la fotografia di Patrizia mi è stato sollecitato dalla sue ‘finestre’, un tema significativo della sua produzione fotografica. Nel corso della conversazione con l’autrice sono emersi interessi variegati ma l’appeal ‘metafisico’ di questa forte tematizzazione rimane dal mio punto di vista latente, pervadendo la sua ricerca espressiva ed esistenziale. La rappresentazione della realtà nella simbologia delle sue finestre forti e marcate sul piano del rapporto dentro/fuori è legame ed equilibrio, un punto a margine del mondo da cui ti affacci e puoi scoprire con quel senso di meraviglia originario accompagnato, grazie alla simmetria del campo, da una sensazione di misurata vertigine.

 La relazione con la fotografia, quando nasce e a quale motivazione risponde?

La fotografia nella mia esperienza nasce perché in qualche misura nasco o ri-nasco io, e si tratta di una rigenerazione recente. Nel 2011 mi faccio accompagnare da mamma in un negozio per comprare una nuova macchina. Utilizzavo una compatta con la quale avevo anche partecipato ad uno workshop con Pasquale Comegna, fotografo e poeta. In quella occasione venne a Palermo, camminai con lui con la compattina, in giro per la città, fu la mia prima esperienza in formazione, in cerca di un orientamento. Lui mi ha consigliato di acquistare la mia prima reflex. Ho iniziato le prime frequentazioni nel settore crescendo con le consuete ‘mazzate’ degli amici fotografi, inevitabili, che mi hanno aiutato però a trovare una mia strada, che io considero però iniziale, appena avviata.

Quindi possiamo pensare che la fotografia costituisca nella tua esperienza un punto di svolta?

Nella mia esperienza accade che la fotografia mi cambia la vita, diventa un mezzo per una crescita personale, innescando nuove scelte e decisioni. La foto la considero un modo per conoscere il mondo e per conoscere se stessi.

IMMAGINE

Palermo come è entrata in relazione con la tua fotografia?

In maniera violenta. Io non vivo a Palermo, vivo sul mare e sono lontana dal centro, per cui già percepisco il dovermi recare al centro come un mettermi in cammino. La città è innanzitutto questa ‘differenza’ che entra e interrompe anche il mio stile di vita. Le prime foto le scatti nei mercati storici, un classico della foto palermitana, luoghi che impari a guardare col cuore. Ballarò è il mercato che fotograficamente offre di più, ma in generale sono tutti interessanti e diversi, ti danno l’occasione di fare belle esperienze grazie alla disponibilità dei commercianti. Certo i mercati vanno invasi gradualmente.

C’è una foto scattata a palermo a cui sei particolarmente legata?

Si, mi ha molto emozionato uno scatto che ho fatto a Ballarò, un abbraccio tra un clochard e un giovane immigrato. Ho colto che si stava realizzando un momento interessante ed è andata bene. Mi sono molto emozionata perché nello scatto si coinvolgono due umanità considerate ai margini della società, che si incontrano e si abbracciano. Ci sono foto che ti emozionano sempre perché riguardano momenti straordinari contestualizzati in luoghi difficili e pieni anche di disagio.

IMMAGINE

C’è un modo di fotografare ’femminile’, una componente di genere che affiora nell’esperienza di una donna, rispetto ad un uomo che fotografa?

Intanto per le donne, indipendentemente dall’età, è più facile fotografare e farsi accettare nel contesto in cui ci si trova. Non credo esistano differenze di genere nella fotografia, la sensibilità è una componente personale e, donna o uomo tu possa essere, soprattutto per strada, si tratta di rubare un momento personale, realizzare un piccolo furto, a livello emotivo, che poi si legalizza nel canone della fotografia. Mi è capitato di decidere di non volere fotografare alcuni atteggiamenti per pudore personale. Ci sono scatti che non ho mai pubblicato.

Fotografi da sola o esci anche in gruppo?

All’inizio uscivo con piccoli gruppi di appassionati, perché cerchi anche una forma di sostegno e una conferma. Il gruppo ti da forza anche se in una occasione mentre fotografavamo una ‘vampa’ ci hanno invitato ad andare e lasciare il posto, le foto le abbiamo fatte ugualmente. Dopo la prima fase, per ragioni ritengo collegate alla necessità di crescere,  preferisci uscire in autonomia, per misurarti con te stessa. Ho fatto anche le mie passeggiate all’alba, da sola, esperienze bellissime.

Palermo dal punto di vista fotografico presenta tratti peculiari, di città del sud, o specifiche e identitarie in senso esclusivo?

Credo di si, conosco abbastanza bene anche Napoli e Roma, oltre che qualche capitale europea. L’impatto fotografico  che caratterizza Palermo è più forte e più ricco. Mi è capitato di tornare ad esempio da Milano o da Praga  ed avere la sensazione, a casa, di non avere fotografato. Alcuni segni li puoi trovare solo a Palermo, volti che ti raccontano tante esperienze diverse, un groviglio.

Se dovessi consigliare ad un amico che viene a Palermo per la prima volta cosa fotografare che cosa gli diresti?  

Credo gli consiglierei di visitare la parte più elegante della città, cominciare da lì, dal salotto siciliano, dai monumenti solenni, gli spazi più belli per, via via addentrarsi verso la parte della città urbanisticamente e per vissuti più complicata, il ventre, la tana, possibilmente col cuore. In quei momenti di contatto con questa parte viscerale di Palermo o ti innamori o Palermo rimarrà incompresa.

La periferia di Palermo ti interessa fotograficamente, ci sono tematiche che stai sviluppando?

In generale ho fotografato poco la periferia, mentre un tema dominante e significativo rimangono le finestre, per la carica simbolica e il valore anche onirico. Le finestre rimangono la mia fissazione buona. In questo momento mi sto dedicando però ad un progetto personale, sto fotografando mio padre, affetto da Alzheimer. Da un anno e mezzo sto documentando l’evoluzione della malattia, confrontandomi anche con un medico a cui ho fatto vedere gli scatti alle mani di papà, che rendono già visibili i segni.
Raccontare mio padre significa molto, in termini personali, ma anche artistici. Non so perché sto realizzando questo progetto, probabilmente sono stata scossa dalla differenza che si è creata tra un prima nella vita di mio padre in cui la dialettica e l’arte oratoria erano parte essenziale, sia nel quotidiano che professione di avvocato, e un dopo in cui si è manifestata la malattia. In questo progetto le mani sono il soggetto principale, confermano la malattia e l’evoluzione e diventano il simbolo documentario principale. Il progetto però inizialmente non presentava alcun interesse ‘scientifico’ ed era mosso solo dalla relazione con mio padre.

IMMAGINE

Nelle tue foto la componente di relazione con il mondo e gli altri è sempre presente ?

La fotografia può diventare un diario e rivelare il suo ruolo di custodia e di testimonianza. Per quanto oggi corriamo il rischio di diffondere eccessivamente e, conseguentemente disperdere le foto, le più belle non le perdiamo.

Che cosa ti infastidisce di Palermo, nell’esperienza visiva, nel modo di fotografarla ma anche di viverla?

Il pregiudizio e la tendenza a fotografare la marginalità, una tendenza che omogeneizza e che diventa una moda. La mancanza di senso del pudore a favore di un filone che rende molti like, con la tendenza a pubblicare foto con gli stessi soggetti.

Per rimanere in tema di femminilità, ribaltando la relazione tra l’autrice e il soggetto, la donna palermitana finisce spesso nella fotografia di strada. Come e con quale consapevolezza?

Credo in maniera molto lucida, come ad esempio la signora Lina di vicolo Brugnò che in quel contesto è diventata una star, una regina, una parte essenziale della storia e della tradizione. Ci sono però tante donne eleganti che possono e vogliono anche essere fotografate, ho fatto diversi scatti, preferisco questa tipologia di donna che si allontana dal disagio e dallo stereotipo della popolana. 

PH: Patrizia Bluette