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Tre foto per Palermo. Settima puntata.

Tre foto per Palermo. Settima puntata.

Nella fotografia di Paola Campanella la città ritrova la sua forza di progetto, sospesa tra utopia e materia 

Con Paola Campanella, insegnante, architetto, fotografa parliamo della città, del suo bisogno di trovare una identità, seppure difficile. La sua fotografia, intuitiva, estremamente variegata nei temi assume con forza simbolica e grande sensibilità estetica i caratteri dell'ambiente urbano, segnando il passo della relazione possibile tra la modernità e la tradizione.

Quando cominci a fotografare e come nasce la passione?

 A Siracusa, ben 25 anni fa, quando partecipo ad un progetto di Folco Quilici. Si chiamava progetto ORAO ed era mirato alla catalogazione fotografica dei beni culturali ed ambientali della Sicilia. La passione nasce grazie alle lezioni di Mimmo Jodice ed alla pazienza dello stesso Folco che portava in giro noi ragazzi a fotografare nei vari paesi della Sicilia.

Come si evolve la tua esperienza fotografica e quanto è correlata ai tuoi interessi per l’architettura?

 Adesso non saprei neanche più scindere l’architettura dalla fotografia. Quando guardo un edificio interessante lo valuto in termini di ombre e luci, asperità e concrezioni in contrasto con le superfici lisce, rugosità e porosità dei materiali, forme che si arrendono alla luce.

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Nella tua esperienza fotografica ci sono temi privilegiati?

 Probabilmente sì. Ma non ci voglio pensare. Il rischio sarebbe far diventare il mio modo di fotografare uno standard. Affezionandomi ad un tema facendolo diventare ricorrente. Questo potrebbe limitare la creatività invece di accrescerla.

Ti consideri libera o metodica?

Libera. Niente naturalmente di contrario verso chi possiede il metodo. Tuttavia mi ricollego alla risposta precedente. Nel mio caso il metodo potrebbe costruirmi una gabbia e lasciarmi meno libera di spaziare tra i vari generi fotografici…

La fotografia e Palermo. Come scopri la città e come inizi a fotografarla?

 Scopro la città perché inizio a fotografarla. Praticamente questo è quello che è successo. Io mi sono letteralmente impadronita di alcuni aspetti della città guardandola con gli occhi del fotografo. La fotografia a mio avviso rivela infatti aspetti che, in un primo momento non siamo in grado di cogliere razionalmente. Siamo spinti dall’intuizione. Agiamo rapidamente. Dopo, riguardando il nostro lavoro, troviamo le ragioni di quella determinata scelta.

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Fotografia e Architettura a Palermo. Chi vince?

 Il Palermo! La nostra squadra di calcio… No, a parte gli scherzi, Palermo dal punto di vista architettonico offre un patrimonio incredibile, e la fotografia è uno strumento indispensabile per valorizzarla, indagarla, scoprirne gli aspetti più intimi ed originali.

Secondo te per vivere e fotografare Palermo occorre essere un po’ visionari?

 Assolutamente sì. Perché Palermo è una città essenzialmente visionaria. Sempre sospesa tra realtà e magia, è la città “misterica” per eccellenza. È Cagliostro. È il museo Pitrè. È la fatiscenza delle case che continuano a restare in piedi. È la tomba di Federico II e la piazza Marina dove bruciavano i condannati dell’inquisizione. È il mercato della Vucciria, Ballarò, il Capo. È l’ottimismo della gente e la capacità di accoglienza. È la convivenza di culture diverse da sempre. È una visione quando vi si giunge per nave, e si incontra il suo porto.

Quali sono le sfaccettature della nostra città che hai raccontato? Ci sono aspetti invece che non hai ancora interrogato?

Gli aspetti indagati si intrecciano con quelli che devono ancora essere svelati. In una fotografia possiamo vedere contemporaneamente il noto e l’ignoto. Spero tuttavia di avere colto qualche aspetto dell’identità di questa città, specialmente le sue contraddizioni.

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Come consigliare chi viene a fotografare Palermo per la prima volta?

 Gli consiglio di vedere il film di Wenders, Palermo  Shooting.

Ci sono scatti a cui sei legata in modo particolare, che in qualche maniera raccontano il tuo carattere o una parte del tuo vissuto personale?

 Tutte le foto raccontano secondo me qualcosa di personale. In fondo si tratta del nostro sguardo della realtà e non della realtà stessa. Quindi quasi tutte sono legate al nostro vissuto. Se poi mi si chiede se sono affezionata ad una foto in particolare, direi di no. Nessuna in particolare….

Palermo dal punto di vista paesaggistico è stata abusata. Dal punto di vista fotografico invece?

Tantissimo, come ogni città bella che si rispetti. Palermo è indagatissima. Infatti è una bella lotta cercare di dire qualcosa di nuovo, di veramente nuovo. Forse potremmo provare a restituire attraverso la fotografia i nostri desideri su Palermo, su come vorremmo che fosse, su cosa vorremmo farle cambiare… Ed in questo senso la nostra fotografia potrebbe diventare veramente “visionaria”.