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Sicilia Bedda

Per l'elezione del parlamento siciliano e del governatore si vota il 5 novembre ma è come se si votasse il 2, giorno dei Morti

Le elezioni siciliane potrebbero trasformarsi per il pd in un terremoto. Sono il primo banco di prova della coalizione che sostiene il governo e l’operazione, considerando la latitanza dei gerarchi del pd, è stata realizzata nelle migliori condizioni possibili. I dirigenti regionali, esperti in mosca cieca hanno pensato bene tenedosi lontani dalle primarie e dagli elettori di giocarsi due carte: continuità e rottura con l’esperienza pregressa.

I siciliani sono stati trattati come un branco di idioti, come se in questi anni non si fossero accorti del declino progressivo delle istituzioni regionali. Nessuna programmazione, né ricerca di soluzioni, nessuna analisi e priorità sulle cose da fare. La sicilia è diventata la sede principale dei tirocini formativi del personale politico e, nel caso di Orlando, l’ultima spiaggia per un sindaco che ha esaurito i mandati e può ancora intestarsi un’operazione di respiro nazionale.

Crocetta come un fantasma dell’ultima ora, sbiadito e luminoso come una lampara nell'oceano atlantico è rimasto sullo sfondo, assoldato da Matteo Renzi all’ultimo momento. La promessa è tosta: rimarrà personaggio pubblico eletto, con il migliore futuro possibile perché verrà inserito nelle istituzioni parlamentari ed anche deresponsabilizzato, una formula che ai pasticcioni non nuoce mai .
Il governatore capriccioso, indelebile, insieme a tutti coloro che lo hanno sostenuto e lo hanno usato in questi anni, con un'esperienza che assomiglia all'alternanza scuola lavoro delle scuole superiori, pagata con le maxirate dei mutui regionali è rimasto a galla, in superficie, ce l’ha fatta, è riuscito a commuovere e a legittimarsi di nuovo. Sembrano una cosca di 'piatusi', vittime della storia e dei complotti, mai un moto di orgoglio, sempre a difendersi ed a negare l'evidenza.

Adesso avanti con l'esperienza della rivoluzione gentile, un passo concettuale che impressiona e contraddice il senso stesso della parola rivoluzione. Slogan incomprensibile, retorico che ricorda la candeggina.

La norma che regola l’espediente renziano si chiama invece ‘Mai un passo indietro’ e questo sarebbe stato uno slogan coerente con le premesse di questa campagna elettorale. Speriamo che i siciliani facciano invece un passo avanti, con prudenza e attenzione, senza pestare possibilmente la merda che non sempre porta bene.