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Salvini e Di Maio, l'Aquarius e l'Amerigo Vespucci

Salvini e Di Maio, l'Aquarius e l'Amerigo Vespucci

Vademecum per amare l'Amerigo Vespucci senza negoziare i diritti dei migranti dell'Aquarius 

Questa terza repubblica non si reggerà sugli equilibri parlamentari e nemmeno interistituzionali. E’ l’unica certezza che a distanza di pochi giorni dalla sua nascita possiamo vantare. Il retroterra comunicativo dei due partiti e l’accordo privato tra Salvini e Di Maio su cui si sarebbe dovuta misurare la fedeltà e la stabilità del governo, fondato su un contratto (non su un programma condiviso a monte) assomiglia, a distanza di qualche giorno, ad un atto formale, un lasciapassare per entrare nei palazzi e giocare a smantellare il tessuto democratico del paese. Per la prima volta nella storia della comunicazione politica italiana accade che sull’onda emotiva incendiaria dei salviniani si determinano implicazioni che segnano il destino ‘spagnolo’ della nave a cui è stato impedito da un uomo solo di nome Matteo Salvini,di attraccare in un porto italiano. I twitter del leader leghistai, i commenti dei suoi seguaci sui social (mai termine è stato più appropriato!), i video virali, le news le cui migliori fonti sono rappresentate da persone incappucciate che si fanno intervistare da giornali senza sede legale, hanno generato un mostro senza testa e privo di un pensiero autonomo. Salvini è un soggetto socialmente pericoloso, un provocatore che crea continuamente grandi serie di allerta sociali usando episodi privi di rilievo politico. E’ intelligente e furbo, sa che è arrivato il suo momento, è salito sul palco, sono saltati i controlli sociali, il momento è felice perché è venuto meno il prestigio di alcuni ruoli chiave all’interno del mondo finanziario ed economico. Non che in questo ultimo settore questi ruoli si fossero comportati bene con i portatori dei diritti sociali, anzi, ma probabilmente in questa fase, mentre la nave viaggia verso la spagna, alcuni soggetti stanno già mettendo a punto strategie per fare affari con la nuova compagine italiana, selvaggia e incompetente.  

La figura di Luigi Di Maio è invece pressoché inesistente. Sui diritti della famiglie arcobaleno si era fatto sentire perché tutto sommato la presa di posizione interna non avrebbe avuto ricadute elettorali, anzi avrebbe rasserenato gli animi del mondo omosessuale e di un certo cattolicesimo etico e moderato che guarda al movimento con simpatia.

La vicenda dell’Aquarius è stata gestita come le partite di battaglia navale durante l’ora di religione. Diventerà oggetto di monografie e ricerca nei master sulla comunicazione. Non è solo un prodotto culturale alimentato dai social, per cui ad un certo punto nella discussione animata e arroccata sulle posizioni radicalmente opposte accade che tra i commenti spunti una riflessione sulla complessita del fenomeno migratorio. Se scorrete in questi giorni i commenti di una qualsiasi discussione sull’aquarius scoprite il genio ribelle alle polarizzazioni che si accorge che le cose sono sempre più complicate di quanto si possa credere. La stessa cosa, ricordo, la dissero a mio nonno quando gli era scoppiata la terza recidiva delle emorroidi già trattate chirurgicamente. Anche in quel caso il medico si era comportato come il genio ribelle che cerca l’equilibrio tra le parti. Lui però dalla sua aveva tutta la comunità dei medici e dei clinici e in questo caso può funzionare!

La questione dei migranti è ovviamente complicata ma per ragioni storiche e antropologiche. E’ così da sempre, da quando alterniamo momenti di stanzialità a momenti di migrazione. Per alcuni studiosi si tratta dello stesso processo e, a detta loro, non ci sono epoche storiche senza grandi e significative migrazioni.

Che migliaia di persone si spostino è normale, storicamente parlando. Che una nave carica di 600 migranti e di bisogni sia costretta a rimanere in navigazione per due-tre giorni ancora non è normale. La vicenda dell’aquarius è il termometro della nuova sensibilità salviniana, diffusa anche al sud, antieuropeista, contro i diritti dei più deboli, a favore di un nuovo sentimento che si presenta patriottico e popolare ma è semplicemente egoistico. A questa spinta emotiva oggi i leghisti associano la pretesa ideologica di restituirle una configurazione sovrana e statale. Nel motto ‘prima gli italiani’ si nasconde il motto ‘solo gli italiani’ e l’inferenza che chi non la pensa come Salvini si stia gradualmente ponendo al di fuori del progetto leghista, del sentimento, dei valori buoni, dall’appartenenza popolare unica.

L'aquarius è in nuovo paradigma della sensibilità dell'italiano medio.  Non è successo da un giorno all’altro e si tratta di una questione che ha radici vecchie, su cui si è consumato il processo antiboldriniano al pd, accusato per anni di disinteressarsi degli italiani e di occuparsi dei migranti. Nulla di vero, nel senso che il pd ha commesso errori gravi e non si è mai occupato di migliorare i servizi di accoglienza dei migranti.

Salvini è il nuovo Robin Hood. Con arco e frecce avvelenate di cattiva informazione, si esercita sul più comodo capro espiatorio rappresentato dai migranti che arrivano via mare. Quello tracciato da Salvini in termini decisionali è un viatico che è appena iniziato perché con la bonaccia dell’estate arriveranno migliaia di migranti e questa situazione, che dovrebbe preoccupare l’Ue e gli altri partiti molto di più di quanto stia accadendo, per lui è un buffet di dolci.
Andrà così: gli italiani si polarizzeranno sempre di più e una maggioranza capace di creare massa critica di informazioni dalla parte del pregiudizio e dei Salviniani crescerà sempre di più.

Come si spiega questo fenomeno sociale o ‘social’ in cui gli italiani sembrano narcotizzati sullo spirito critico e accesi come micce di dinamite sulle opinioni polemiste vomitate da Salvini? Pare che non ci siano leggi sociologiche, probabilmente è il nuovo difetto scoperto nella democrazia dei nativi digitali: la grande accessibilità nell’elaborazione e diffusione di informazioni si ritorce contro il sistema abituato nella civiltà della scrittura a selezionare e metabolizzare, a creare esperienze dialettiche nei luoghi istituzionali, una ordinarietà nuova in cui siamo tutti presenti e pronti a controbattere, sui vaccini come sui polli allevati in batteria, sulla scuola come sulla tecnologia. Non è nemmeno colpa di Matteo. Gli italiani da anni erano tutti in panchina, aspettavano di scendere in campo, direttamente senza cambi e attese, senza burocrazia, urlando ‘rosiconi’ a tutti quelli che non sono disposti a cedere ed a negoziare i diritti. Perchè di diritti di parla, dei diritti di una delle categorie sociali più fragili, i richiedenti asilo politico.

Le  fakenews costituiscono il vero nodo della questione del consenso in una fase in cui non sembra più una priorità verificare le fonti, seguire i vecchi e tradizionali sentieri dei lanci battuti dalle agenzie. Robert Esticazzi che fa controinformazione e Fausto Antiprostatic sono più veloci dell’Ansa, li battono in accelerazione perché fanno parte dell’orda barbarica degli ignoranti, sempre più numerosa, che ha capito che può fare da sé, non ha bisogno di medici, di avvocati, economisti, scienziati e non deve seguire alcuna dieta etica per informarsi sui temi e sulle questioni della collettività.

La battaglia per difendere i diritti e mostrare che non sono negoziabili, un concetto che dopo la Shoah e le tante tragedie civili ci sembrava acquisito, sembra lunga e difficile. I media, la scuola, le associazioni, i partiti, l’Ue devono giocare un ruolo chiave, a lungo termine, spiegare con modelli reali e concreti, non solo a parole, che i diritti appartengono a tutti, senza distinzione di razza, sesso, etnia, religione, costumi. La scuola deve spiegare ancora meglio di quanto lo faccia, ai suoi destinatari, che diritti non sono negoziabili e che ci sono luoghi deputati, democratici, generati a fatica, col sangue e il sudore per affrontare i problemi comuni. Nei nostri porti, come nei giorni scorsi è stata accolta a Palermo, a furor di popolo, l'ammiraglia Amerigo Vespucci deve potere attraccare anche l'Aquarius.

ph.: Amerigo Vespucci, Claudio Di Dio