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Penna in Buca. Rubrica di Viviana Stiscia. Quarta puntata: Gina e Fernando (Epilogo)

Penna in Buca. Rubrica di Viviana Stiscia. Quarta puntata: Gina e Fernando (Epilogo)

E quanta ne volevi di carne nei tuoi quadri e nelle tue sculture! Tutte le donne dei tue quadri sono io: bionda, bruna, nuda, vestita, io. Sempre e soltanto io...

Da quella volta in cui mi lasciasti a capo chino, a guardarmi le gambette sottili come coste di sedano, nei calzettoni bianchi e a chiedermi perché non andassero bene e poi, bene per cosa? Proprio da allora, Fernà, da quella volta lì, il mio capo è ancora chino. Certo un po’ meno e di questo ti debbo ringraziare: tre etti di pappagorgia sotto il mento mi impediscono di portarlo troppo in giù.

E se una grande giornalista un giorno dirà che c’è chi è sentimentalmente genuflessa, io queste parole così belle non le troverò mai, ma so fin troppo bene cosa significano.

Ti debbo ringraziare, caro mio, non sai quante cose sono cambiate dal nostro primo incontro nel ‘54. Certo faccio ancora la cameriera d’albergo. Rifaccio i letti, ma sono più brava. Che affanno, però, con tutto ‘sto lardo che devo portarmi dietro! Eh, ma esserti stata modella per anni ha un suo prezzo ed è giusto che io lo paghi. Te li ricordi i tuoi primi quadri? “Il mandolino”, la “Monna Lisa all’età di dodici anni”? E ti ricordi che quando la tua prima moglie ti lasciò povero e pazzo, tornasti qui da me a Pietrasanta, qui dalla tua cara Gina, che certo col suo grande cuore non te li negava quei quadri. E’ ve’ Fernà? “Ma tu sì scemo” – ti dissi – “questa son io: il mio culo e il mio sorriso da idiota. Questa sono io”. Però non li ho venduti e mai li venderò. Cameriera a vita, piuttosto!

E tu rifarli non potevi: io non ero più tanto giovane ed il mio sederone era tanto, ma tanto più grosso di un mandolino. Cercasti di blandirmi. Persino una carezza mi hai dato. Ma i tuoi occhi, mai.

Questo gran pezzo di donna era solo un pezzo di carne per te. E quanta ne volevi di carne nei tuoi quadri e nelle tue sculture! Tutte le donne dei tue quadri sono io: bionda, bruna, nuda, vestita, io. Sempre e soltanto io. Della mia pelle forse conosci anche la più piccola particella. Mi pesavi cogli occhi ogni mattina, come fa adesso il mio medico, prima di mettersi le mani ai capelli.

Ho il colesterolo alle stelle, ma che fa? Nulla, sono la modella di Botero! Ho il fegato a matapollo, ma che fa? Nulla, sono la modella di Botero! Da sdraiata sembro una balena spiaggiata, ma che fa? Nulla, sono la modella di Botero. Ancora un po’ e manco il Dottor Nowzaradan mi piglia, ma che fa? Nulla, sono la modella di Botero.

E ancora ti debbo ringraziare, Fernà, perché al lavoro sono stata promossa! I cessi non li lavo più e sai perché? Perché il mio sedere tra water e bidet non c’entra più e anche questo lo debbo a te.

 

v.s.