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Penna in buca: Non sarò mai un’aquila. (Rubrica di Viviana Stiscia).

Penna in buca: Non sarò mai un’aquila. (Rubrica di Viviana Stiscia).

Quando ero adolescente, le mie amiche mi consigliavano di non indossare gli occhiali perché i miei grandi occhi neri erano troppo belli 

La sveglia parlante mi annuncia l’inizio di una nuova giornata.  Non amo programmarmi le attività casalinghe, le intraprendo come e solo se mi va, quando se ne presenta la necessità, oppure resto lì a vedere, si fa per dire.

Veloce come una gazzella, mia figlia si prepara per andare all’Università, sfreccia per il corridoio urtandomi la spalla senza accorgersi che mi ha fatto cambiare direzione. Sono un tantino disorientata. Lascia un caos in cui mi muovo con cautela, ma senza troppe difficoltà, so già dove troverò buttato il suo accappatoio, i vestiti da lavare, i libri di ieri, la piastra rovente per i capelli.

Vorrei dirle portami con te, ma lei mi anticipa come sempre: “ Mamma, guarda che non ti perdi niente, goditi questo mondo dorato in cui vivi!” Ma io lo so bene che non lo pensa affatto, lì fuori c’è un mondo in cui tuffarsi è sempre e comunque emozionante, lo ricordo molto bene!

Vivo nel buio da tanti anni, ma l’aver fatto da guida a mio padre cieco, mi ha reso la vita più semplice.

Ho appreso presto come ci si comporta in pubblico per nascondere le proprie difficoltà se non si vuol essere compatiti. A casa di amici, ad esempio, non accetterei mai un the, quello potrei prenderlo a casa, libera di sbrodolarmi o versarlo sulla tavola lontana da occhi indiscreti. Piuttosto un biscotto, quello sì, facile da maneggiare, poche briciole da raccogliere nell’incavo della mano sinistra, ma sempre pronta a dichiararmi intollerante a qualche ingrediente qualora il dolcetto non risultasse fragrante.

Quando ero adolescente, le mie amiche mi consigliavano di non indossare gli occhiali perché i miei grandi occhi neri erano troppo belli per essere deturpati da quelle spessissime lenti. Mi fidavo di loro e dei loro consigli e così, un po’ alla volta, dovetti fidarmi anche degli altri sensi perché la mia vista scemava come la fiamma di un fornello quando si sta esaurendo il gas della bombola.

Ormai adulta, non volendo urtare la suscettibilità di amici, parenti e conoscenti, dicendo continuamente loro come sarebbe opportuno rapportarsi con un non vedente, decisi di rivestire d’autorità questa sorta di manuale d’uso attribuendo a Santa Lucia i miei pensieri e riportandoli su un foglio a tutt’oggi affisso ben in vista all’ingresso di casa sotto l’immagine della Santa con gli occhi sul piattino, auguriusu dono di nozze in cornice d’argento della buonanima di zia Francesca.

Dalla lettera di Santa Lucia vergine e martire ai normovedenti:

“Miei diletti, anche se per ovvie ragioni, mi fecero protettrice dei ciechi, mi sento di dover suggerirvi – giammai comandarvi – qualcosa che riguardi i sensi e faciliti le relazioni con chi gli occhi li ha - se non sul piattino come me – in rapito ed irrimediabile declino. Gli altri sensi dei miei protetti vi assicuro funzionano in modo eccellente e, ahivoi, meglio dei vostri".

Pertanto:

  1. Rispettate l’olfatto degli altri come vorreste fosse fatto per il vostro. Poveri sì, ma ‘ngrasciati picchì?

Ai muti risulta più difficoltoso comunicarvi lo sgradevole odore che emanano le vostre rispettabilissime membra, ma per i ciechi è facilissimo, salvo orientare il proprio giudizio verso la persona sbagliata nel momento in cui non si percepisca il vostro allontanamento. Per cui, siete invitati a segnalarlo tempestivamente onde evitare risse tra normo, ipo e non vedenti;

  1. L’udito, miei diletti, l’udito! Giungono sino a me: lo spropositato uso del piuttosto che, l’utilizzo sempre più raro o scorretto dei congiuntivi, per non parlare di quel lo facessero loro!!! Obbrobri acustici per i quali capita persino a chi non ha il bene della vista, invocare anche la soppressione dell’udito;
  2. Il tatto: anche qui, ribadisco, poveri sì, ma ‘ngrasciati picchì? Prima di far qualsiasi cosa, lavatevi le mani! Sfiorare qualcuno è quanto di più bello ed intimo si possa fare o ricevere, ma sappiate cogliere quando il con-tatto non è gradito e se avrete un buon tatto non occorreranno parole, ma soprattutto non serviranno quei contatti visivi che chiedereste a chi possiede la vista;
  3. Il gusto è un senso misto, occorre il palato e le papille gustative, ma anche l’olfatto e, ahimè, la vista. Sappiate dar loro quello che non potranno mai avere: la vista di un buon piatto. Descrivetelo nei minimi particolari cercando analogie tra colori e ciò che riescono a conoscere attraverso gli altri sensi. Se riusciranno ad affidarsi a voi nel pasto, vi avranno dimostrato tutta la loro fiducia;
  4. Per la mente degli altri siate stuzzicanti come le patatine per l’appetito. La mente ha i suoi occhi con i quali vede oltre , ma solo se c’è qualcosa da guardare. Siate quell’oltre.
  5. E per finire, miei diletti, voi che possedete il bene della vista, guardate lo specchio davanti a voi, guardate la vostra faccia e non fate i falsi invalidi per evitare di vedere cosa c’è in fondo ai vostri occhi. I miei protetti lo sanno: c’è la maculopatia, la retinite pigmentosa, la cataratta bruna o il distacco della retina, ma c’è anche una forte consapevolezza dell’avere imparato a schivare i colpi del destino e ricambiarlo con botte da orbi!”.

                                                                Lucy

 

N.d.r.: Per ovvie ragioni la Santa ha scritto in Brail, non volendo abusare del privilegio dell’esser stata miracolata. Ho dovuto rivolgermi alla più vicina sede della UIC per la traduzione.

Viviana Stiscia