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Panca, panchetta, panchina

Panca, panchetta, panchina

Che cosa ci fa una panchina di ferro dentro un tunnel di cemento? Niente.
Una panchina è priva di spazialità e di temporalità, può esistere indipendentemente dal contesto in cui è stata collocata.
Può ospitare, aspettare che qualcuno si sieda senza che accada nulla di importante. In fondo ad ogni cosa sedersi su una panchina vale quanto stendere il polpaccio quando ti colpisce un crampo. Nella mente di  chi ha progettato una panchina ci sono tra gli utilizzatori da uno a tre soggetti adulti responsabili, oppure otto-dieci adolescenti o ancora, dieci bambini. Ma una panchina può accogliere un gatto, una coccinella, un ragno.
Una panchina esiste sempre solo se rimane radicata nel materiale, nei colori, nelle imperfezioni, nei segni di invecchiamento che le sono propri. Una panchina utilizzata perde la sua aspettativa ontologica. Finché la guardi vuota la immagini e la corteggi nei tuoi pensieri, se la occupi la uccidi.

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