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Palermo Pride: mille motivi per esserci

Palermo Pride: mille motivi per esserci

La parata di Venerdi 28 Giugno è stata un successo nel segno dell'impegno antifascista

Leggere sui social i commenti sul Pride è sempre un’esperienza faticosa. Il giorno dopo, pieni di energie assorbite partecipando alla parata, ti ritrovi a discutere ed evitare intoppi a quel piccolo equilibrio di speranze e fiducia che si costruito nelle ultime 12 ore, che ti ha fatto stare meglio, restituito un senso umano di appartenenza, che ti ha trasformato in qualcosa che può funzionare, seppure ritrovandosi in un momento particolare come il Pride a difendere e a promuovere diritti.

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Il Palermo Pride del 28 Giugno 2019 dedicato al tema dell’impegno antifascista è stato un botto di energie rare, aggrovigliate nelle migliaia di persone coinvolte su una larga condivisione di intenti e di passioni tra parti ed esperienze anche molto diverse.

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Per intenderci, anche con coloro che non hanno mai partecipato ad una parata del Pride, è bene insistere sul concetto che in qualche misura traduce il senso del pride che si può stare insieme dentro questo tipo di manifestazione per tante ragioni.
In linea di massima i motivi che ti fanno partecipare al Pride sono sempre collegati al tema della promozione dei diritti ma senza una gerarchia precisa, perché nella costellazione delle cose che ci riguardano da vicino ci sono tante esperienze diverse. Io ero lì per tanti motivi, innanzitutto per condividere un impegno ma anche per stare bene ed incontrare tanti amici.

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Ieri a Palermo, come per ogni Pride sfilando lungo via Roma, via Cavour e via Dante - sino a giungere tutti insieme ballando ai  Cantieri Culturali della Zisa-, siamo partiti come sempre dal corpo, dall’esperienza storica di averlo liberato quasi del tutto dai condizionamenti dell’altro. L’Altro è il potere, è maschile, imbraccia le armi anche psicologiche ed esercita la forza. 

Il nodo della contestazione del Pride rimane pur sempre il corpo, il modo in cui lo consideriamo, ciò che siamo, la nostra maniera di rispettarlo ed accettarlo senza separarlo e segregarlo.

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Se riflettiamo sulla vicenda della Sea-Watch, la polarizzazione a caldo delle opinioni degli italiani che si è determinata nella concomitanza casuale con il Pride, possiamo ancora utilizzare il tema della considerazione del corpo. Si volevano tenere in mare alcune decine di migranti, controllando il loro corpo, mortificando e negando la loro identità, tenendoli prigionieri di una norma, di un decreto sulla sicurezza disumano e anticostituzionale. Ieri eravamo lì per difendere tutti, anche loro, perché quando si tratta di diritti le gerarchie non funzionano.

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Se qualcuno sul tema dei diritti umani vi pone allora una questione di gerarchie non rispondete neanche. Aiutatelo se potete e se possibile, senza lenire la gioia di avere appena partecipato ad una parata del Pride, a comprendere che deve recuperare la relazione con il suo corpo. Deve ripartire da lì.

Testo e Foto di carlo Baiamonte. Tutti i diritti riservati. Le immagini sono di proprietà intellettuale dei detentori del corpo.