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MeToo

MeToo

#MeToo è il titolo della campagna che sta imperversando sui social media a seguito delle dichiarazioni rese dall'attrice Asia Argento, vittima vent'anni fa di violenza sessuale da parte del produttore Harvey Weinstein. Sul valore assoluto del No pronunciato da una donna non stiamo a discutere, essendo ampiamente interiorizzato dalla maggior parte degli uomini, nonostante sui social le neofemministe, ispirate oggi al modello delle mamme no vax,  cerchino di generalizzare e spalmare su tutto il genere la vocazione a esercitare abuso e molestie nei confronti delle donne, ad eccezione di madri e sorelle. In generale questo tentativo di farci sentire in colpa non funziona perchè la categoria maschile ha superato il problema, almeno in senso antropologico.  

I farmaci della tipologia Retard secondo la letteratura chimica pare che generino una forma di dipendenza e queste denunce a distanza di due o tre decenni assomigliano all'effetto dei cortisone retard. Nessuna fonte, nessuna possibilità di provare quanto viene affermato, nessun idea di come il trauma si sia manifestato, resa esclusivamente nella sfera mediatica, con un paio di piagnistei davanti ad una intervistatrice che conduce format con un grande seguito di spettatori morbosi. I social sono dei tritacarne che spazzano via ogni empatia e favoriscono i peggiori commenti ad opera dei peggiori analfabeti funzionali. Ho letto pletore di post in cui si confonde la molestia con lo stupro, la pedofilia con lo scambio di favori tra adulti consenzienti.

La violenza sessuale è una roba molto seria, generatrice di sofferenze inenarrabili a carico di milioni di donne che non hanno potuto denunciare, prese dentro meccanismi di ricatto quotidiano, correlato ai compiti di protezione verso i figli ed alla mancanza di una indipendenza economica. Il sommerso raggiunge punte dell'80% e le violenze si consumano prevalentemente nell'ambiente domestico. Donne che ogni giorno cercano sostegno anche tra madri e sorelle ma si ritrovano nella solitudine ad affrontare un dolore più grande di loro. Non ci sono telecamere, né intervistatori che sono disposti a pagarti per la resa di dichiarazioni choc, non ci sono share, nemmeno massaggi e trucco, vita patinata e autonomia finanziaria, non ci sono particine in film di immediata realizzazione, non c'e successo, solo grande dolore, crisi dell'identità, caduta di autostima, assenza di reti di aiuto, scarsa consapevolezza. E scusate se questo è poco nella visione che vuole assolutizzare e decontestualizzare il reato sessuale. Con il #Metoo si vorrebbe amplificare il must del coming out sulle violenze subite come se fosse possibile discuterne senza un'elaborazione del trauma. Allora rischiamo di venire a contatto con la parte più inconsistente della violenza sessuale, quella che piace a molti, spettacolarizzata nella coscienza social e nella relazione con utenti sconosciuti, con i quali il proprio io potenzialmente abusato non ha alcuna difficoltà di esporsi. Me too, Asia ha scoperchiato, siamo state tutte abusate, i produttori sono tutti porci, i grandi registi sono dei maiali. Facile. Anch'io a 12 anni sono stato molestato sull'autobus da un anziano signore, che ha cercato di mettere la mano dentro la patta del mio pantalone della tuta scolastica. Gli ho pestato il piede e affondato le dita su un fianco, è sceso dolorante. Ecco l'avevo dimenticato! Ho fatto coming out e sto ridendo.