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Mammiferi a rischio: Blue Whale

Mammiferi a rischio: Blue Whale

Il gioco più truce del 2017 impazza sui social e diventa un big event del disagio adolescenziale. Ma abbiamo controllato le fonti?

Il servizio su Blue Whale delle iene ha gettato gruppi di genitori nel panico generando un flusso su WA tale che da qualche giorno sembra che vogliano farne un social a pagamento. La balena da sempre è stata considerata un mammifero simpatico a causa della sua stazza rotonda, dell’innocenza, del colore cobalto o nero. Poi, sopra ogni cosa, ci sono gli spruzzi che sono facili da disegnare e nel pensiero gestaltico funzionano bene quasi quanto l’esempio del ragno sul muro bianco. Non mangia neanche i pesci. E’ buona e accogliente. Si tratta poi di un animale che ha favorito la sensibilizzazione ambientale per l’oceano e per le acque. Immaginate se Greenpeace uscisse con l’Arctic Sunrise  per ostacolare la pesca degli scorfani. Non sarebbe certo la stessa cosa e non ci metteremmo un euro.
Confesso che quando un’alunna mi ha chiesta di parlarne in classe, in chiave psicologica, ero tentato di risponderle che si rinviava tutto, in attesa che a qualcuno venisse in mente, secondo il criterio dell’equità sociale, che il gioco andava rivolto ai genitori e ridotto nei tempi: tre giorni di attività ludica poi il suicidio di genitori a coppia. Perché hanno scelto la balena? Immaginiamo per la questione che si spiaggiano volontariamente  e altre considerazioni sul carattere simbolico del fenomeno. In realtà io non penso che le balene si spiaggino consapevolmente, in quel caso non credo si possa usare la parola suicidio, penso più ad una espressione del tipo ‘la balena è rimasta in panne’, ‘il tom tom della balena non funziona!’. Nella rete ho visto molte foto di denuncia raffiguranti i disegni della balena sugli avambracci degli adolescenti, realizzati col sangue dei tagliuzzamenti. Devo dire che mi hanno fatto un po’ pena. Le balene, non certo gli adolescenti. I segni rossi delle lesioni cutanee accanto al foro di fuoriuscita dello spruzzo della balena e poi davvero alcuni disegni fatti male, con una rotondità originaria della figura dell’animale appiattita e contaminata dai tagli e da segni caotici.  Chi ha proposto il gioco avrebbe fatto bene ad organizzare prima un corso on line per realizzare quanto meno disegni decenti. In ogni caso andando al nocciolo della questione, 157 suicidi, sempre che sia attendibile la fonte, sempre che non abbiano montato un bel caso mediatico per evitare che si affrontasse la tematica più generale della salute mentale degli adolescenti, sono davvero poca roba. In questi quindici anni l’aumento nel mondo dei numero dei suicidi giovanili e delle dipendenza da giochi elettronici e da virtuale è da vertigine. Atro che Blue whale.