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La Santuzza, il Festino e i palermitani

La Santuzza, il Festino e i palermitani

La 393° edizione del festino si conferma una macchina del consenso e della ospitalità

Riscattare Palermo rappresenta una costante che accompagna le edizioni del Festino. I commentatori anche ieri  si sono soffermati nelle dirette e negli interventi pubblici sulla funzione salvifica della Santuzza, la sua forza rigeneratrice capace di fare uscire Palermo dal sonno e dalla disperazione. Il Festino per i palermitani è una pletora di speranze e di certezze.
Le prime nel loro immaginario rimarranno tali perché al netto delle cose buone che un’amministrazione può fare, al palermitano piace la sensazione di sentirsi immerso nell’ombelico del terzo mondo, nonostante la vitalità culturale delle isole pedonali, un innalzamento obiettivo della qualità della vita e la promozione di un'immagine che funziona. Così l’afflato vittimistico accompagna anche quest'anno il carro e la statua della santa, ripresentata ai palermitani dal sindaco nel rito iniziale della partenza. Con le nuove forme morbide e il suo viso pieno di salute, la Santuzza 2017 serve a ristabilire il senso di questa cesura tra la vita ordinaria fatta di sacrifici e resistenza e l’idea che, prossimi al capolinea, alla morte corporea e materiale per mano della peste, verremo salvati, tirati sul carro e festeggiati da tutti.
Se a partire dal 16 Luglio la speranza viene congelata, perché ai palermitani piace sperare di anno in anno, la certezza invece è nella puntuale capacità organizzativa del Festino. Il sindaco Orlando e il direttore artistico della terza edizione Lollo Franco conoscono bene gli umori della città e sanno che, indipendentemente dalle difficoltà, soprattutto da quelle che non dipendono dall’amministrazione, la notte del 15 luglio devono garantire ai palermitani una buona e ben organizzata botta di ubriacatura culturale. Il festino laico è una macchina potente, la parte popolare e culturale trascina la devozione alla Santa e le assicura ancora un buon margine di consenso perché nessuno possa pensare che l’appuntamento è in crisi e le tradizioni sono cambiate. La Santuzza funziona e senza stratificazioni accorda tutti. Rosalia è anche politically correct perché prende con sé anche le femministe e gli atei, è un brand che rappresenta il nostro modo di vedere le cose del mondo, di vivere ogni giorno. Rosalia è forte perché è un archetipo ambivalente sul quale possiamo riconoscere sia i tratti della nobildonna, sia quelli della popolana. Le sue ossa vengono portate in giro per le strade, esposte, in mezzo alla gente senza le estenuanti discussioni della casta altolocata, impegnata da sempre a difendere i privilegi. Rosalia interpreta in questo senso la concretezza e privilegia l’azione. Portatemi in giro e sconfiggeremo la peste.
La Santuzza però è anche una giovane donna, forte e sensibile come alcune massaie dei quartieri popolari, capaci di proteggere i loro figli, aspettare che il marito esca dal carcere, immaginare e lavorare per mantenere una forma accettabile di sopravvivenza.
Difficile trovare una persona disposta ad argomentare una critica radicale al culto popolare della Santuzza. L’operazione risulterebbe inefficace sotto l’aspetto della promozione di una personale opinione e destinata ad un confronto che richiederebbe un dispendio di energie senza scopo.
Come commentava un amico, sarebbe un po’ come scrivere sulla pagina facebook della polizia di stato che i poliziotti sono tutti bastardi. Il Festino pur con le trecentomila presenze di ieri sera, con l’importante indotto turistico che sta catalizzando, rimane un atto di ospitalità dei palermitani, tutti commensali della santuzza, l’unico momento in cui apriamo la casa agli ospiti senza sudditanza. La serata di ieri ha messo dentro tutti, uno spettacolo globale. Anche il sottoscritto avrebbe voluto scrivere un commento più lucido e razionale ma poi ha preferito indossare la coroncina di fiori.