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Il Festino di vicolo Brugnò

Il Festino di vicolo Brugnò

Vicolo Brugnò è uno dei tanti vicoli del centro storico di Palermo ma durante il Festino esplode e diventa un esperimento urbano

E’ il vicolo più fotografato del Cassaro alto. Posto di fronte l’ingresso principale della cattedrale si inerpica verso via dei Biscottari, stretto e pedonale, con le abitazioni attaccate l’una a l’altra ed una fortissima contiguità che è umana, sociale, senza stratificazione. La prima impressione quando lo attraversi è che per i pochi residenti che lo abitano non esista un confine tra esterno e interno, al punto che ti senti un forestiero che sta violando uno spazio intimo e domestico. In estate ma anche nelle giornate tiepide dell’inverno palermitano è popolato da sedie a sdraio a fiori, con continui movimenti all’esterno pieni di vitalità infantile e femminile: scope, secchi e panni stesi, vocio costante e scambio di umori ordinari, legumi e ortaggi sbucciati in un clima corale, bambini che possono giocare ma non si devono allontanare, un paio di cagnolini che devono districarsi ogni tanto tra secchiate d’acqua gettata sull’asfalto. Si perché vicolo Brugnò è uno spazio gestito da un gruppo di donne legate da una relazione esclusiva di vicine di casa (vicinissime) e perlopiù parenti, è un microsistema matriarcale dove si esercitano i compiti di custodia nei confronti dei piccoli e delle abitazioni. E' anche uno spazio 'altro' in cui si svolge la vita quotidiano di una parte della città che la maggior parte di palermitani incontrano solo in occasione del Festino.

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Il 6 luglio di ogni anno iniziano le operazioni di allestimento del vicolo con una organizzazione svizzera. L’altare è moderno e caldo; in piena devozione della Santuzza è la destinazione naturale di un corteo di luci e di colori, con un flusso di visitatori che dal 12 al 16 luglio farebbe invidia ai musei della città. I turisti si limitano a scattare qualche foto ma stentano a comprendere come davanti la cattedrale, quasi di nascosto e dentro le viscere del quartiere, possa rappresentarsi un così forte sentimento di devozione popolare.

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Vicolo Brugnò costituisce una lacerazione nel senso del Festino ufficiale, un appuntamento che negli anni si è caratterizzato per la sovrapposizione del calendario del comune ed ecclesiale. In questa dicotomia ormai riconosciuta da tutti, si inserisce lo scenario metanarrativo del vicolo, sospeso nel tempo, custode di una memoria tutto sommato recente perché sono solo cinquant’anni di cultura popolare dentro la 393° edizione del festino.
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La fotografia in questo caso cessa di essere documentazione e diventa essa stessa vita e storia di generazioni di bambine che hanno interpretato Rosalia e nel frattempo sono diventate mamme, donne, mogli, nonne. Un legame intergenerazionale che viene raccontato attraverso i pannelli fotografici e che ospita quest’anno anche un repertorio di scatti di Salvo Valenti in b/n, di significativo valore antropologico.

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Dal 6 al 12 luglio questo legame si aggroviglia intorno alla santuzza ed ai pannelli che raccontano la successione delle edizioni del Festino del vicolo Brugnò, una lacerazione che restituisce un pezzo della Palermo popolare alla Santa e la trasforma in una nobildonna illuminata.

 

 

Ph: Salvo Valenti