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I viaggi, la natura, la fotografia. Intervistiamo Valentina Brancaforte

I viaggi, la natura, la fotografia. Intervistiamo Valentina Brancaforte

La natura incontaminata e il viaggio, la narrazione e la ricerca di un equilibrio tra la dimensione umana o relazionale e il paesaggio sono il tratto distintivo della fotografia di Valentina Brancaforte. Catanese doc e frelance ci racconta la sua passione per la fotografia.

Quando nasce la tua passione per la fotografia?

7 anni fa, per caso. Cercavo un’attività da poter condividere con mia madre nel tempo libero, e fra i vari annunci su facebook mi saltò all’occhio l’immagine di un prato verde, delle persone sedute e rilassate con in mano una reflex, e la vista di un lago. Era l’annuncio di un corso di fotografia presso lo Studio Art’è Fotografia di Catania. Andai a parlare con l’insegnante e di lì a poco impugnai una macchina fotografica con la consapevolezza che fosse tale. Bastò poco per innamorarmene, e per decidere di rientrare ogni fine settimana a Catania per i corsi (all’epoca lavoravo tra Catanzaro e Palermo).

Hai visitato tanti posti diversi. Quali sono i tratti comuni alla tua narrazione fotografica?

Credo che quello che caratterizzi la mia fotografia sia il motivo stesso che mi spinge a fotografare.
La necessità di raccontare l’emozione che mi suscitano i luoghi, più spesso le persone ed anche la natura selvaggia. La fotografia per me è un modo di dialogare con il soggetto fotografato. Ma anche di aprirmi al mondo e far emergere quello che sento. Cerco di raccontare le peculiarità di un posto, la ricchezza di un’esperienza, insomma ciò che per me rappresenta bellezza, filtrandola attraverso i miei stati d’animo. E’ bellezza la magia che si schiude nell’incontro con i lupi ed il loro ululato su un manto di neve, così come lo sguardo fiero ed al contempo impaurito di una bambina laotiana o i colori ed odori del mercato della carne di Stone Town.

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Il viaggio per Valentina è un grande album fotografico, un'esperienza o una vocazione?

Una vocazione, uno stato mentale di apertura verso la vita ed il confronto continuo. L’esperienza segue. La fotografia la racconta, ma non è il fine. Ho un trasporto innato per il viaggio, in una precedente vita dovevo essere una nomade! Credo che questa caratteristica si accompagni al mio forte spirito di adattamento, ed al mio approccio molto aperto e accogliente verso l’altro. Amo abbattere le barriere. Farmi attraversare dalle sfumature, respirarle sulla mia pelle. E riportare a casa ciò che sento appartenermi.

La fotografia dal tuo punto di vista può aiutare la conservazione e la tutela del paesaggio? Può avere una finalità pedagogica?

La fotografia può essere un modo per solleticare la sensibilità delle persone. Immaginando l’uomo come osservatore, nel rendere evidente e portare sotto gli occhi di tutti la bellezza e la magia sparsa nel Mondo, rappresenta un implicito invito alla sua salvaguardia. In più, data la facilità nel reperire un mezzo fotografico può essere un ottimo strumento educativo e di espressione da affiancare ai percorsi di crescita culturali, in modo da tentare una più consapevole sensibilizzazione. E’ uno strumento che porta alla ricerca ed all’analisi delle situazioni che viviamo.

Hai avuto modo di fotografare tante realtà all’estero. Ti sembra che fuori dalla Sicilia ci sia un senso di responsabilità maggiore nei confronti della bellezza? 

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Si. Maggior consapevolezza. Maggiore attenzione a quello che rappresenta un patrimonio comune. In Sicilia la bellezza è un’abitudine, non le diamo valore. Ma credo che sia principalmente un problema di cultura, dovrebbero educarci alla bellezza ed al suo rispetto fin da piccoli. Ed anche al senso di bene comune.

Nella tua fotografia c’è sempre una grande attenzione per il paesaggio e la natura, una sintassi narrativa interessante, con una valenza simbolica forte. Che cosa vuoi comunicare?

La necessità di riaffondare le radici nella terra. Ogni scatto, in tal senso, è un piccolo processo di catarsi: liberazione da un quotidiano, frenetico e rumoroso, per ritrovare la magia della semplicità, per riscoprire e ammirare la voce della natura.

Tra i paesi visitati e nei tuoi viaggi quali luoghi hanno stimolato la tua curiosità fotografica?

Il Laos. La vita ha ritmi lenti, non contaminati dai nostri ideali di successo. Si mangia poco. Si mangia con poco e lo si condivide. Si respirano serenità e sorrisi. Ed un pizzico di malinconia. Quelle sensazioni mi sono rimaste appiccicate addosso come l’aria umida di quei posti.  

E Zanzibar. Mi sono divertita a mischiarmi con i suoi abitanti, a infrangere le distanze fra me e loro entrando nelle loro attività quotidiane. Anche li si svolge tutto lentamente, pole pole, ma colpisce la mescolanza di odori, colori, attività. 

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Quali sono secondo te i punti di forza della Sicilia, sotto l'aspetto del racconto fotografico?

Sarò di parte, ma la Sicilia offre veramente tutto. Paesaggi, volti, storie, street….poca architettura moderna, ma credo le si possa perdonare.

La fotografia con l’avvento del digitale e dei dispositivi mobili diventa un bene diffuso, accessibile e alla portata di tutti. Come valuti questo cambiamento e l'apporto dei social?

Mi piace l’idea che la fotografia sia diventata un bene ‘popolare’. A quello che dici si accompagna però anche un incremento della velocità con cui consumiamo le immagini durante le nostre giornate, spesso banalizzando l’uso (o abuso) stesso che se ne fa. Non siamo educati a leggere una buona immagine, ma nella valutazione popolare si ritrova un po’ la possibilità di dare spazio a ciò che una foto suscita. Molti lamentano la morte della fotografia. Mi sembra un ricorso storico. La fotografia è fatta di persone. Siamo tutti diversi, con punti di vista, predisposizioni e talenti diversi. E’ questo il cuore della fotografia, non lo strumento che si usa.

Quali sono i progetti in programma e a cui stai lavorando?

E’ stato appena inaugurato il Cantico di Librino a cui ho lavorato e adesso si ricomincia a viaggiare: a fine Aprile andrò in Mongolia e poi non lo so ancora…..ma mi aspettano tante altre mete. Inoltre sto lavorando ad un progetto personale, in cui cercherò di raccontare la mia percezione dell’esser donna in questa società. Chiaramente c’è molta autobiografia, ed il linguaggio fotografico scelto è ben diverso da quello del viaggio. E poi, sono veramente felice di poter collaborare ad un progetto di Salvo Valenti.
 

*Tutti i diritti riservati -  Fotografie di Valentina Brancaforte