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I Fido e l'ape bianca di Andrea Di Marco

I Fido e l'ape bianca di Andrea Di Marco

Padroncini e cagnoni al guinzaglio nella zona chic di Palermo annusano la lapa più bella del mondo

Gli amici dell’uomo sono variegati ma soprattutto sono stratificati. Penso ai pelosi che a Palermo stanno conoscendo un momento per loro storicamente comparabile a quello della belle epoque per gli umani. Passeggiare alla Cala, a bordo del frontwater popolato da barche a vela e per la piccola pesca può risultare molto interessante se si vuole, per osservare il modo in cui un certo tipo di palermitano interagisce con gli amici a quattro zampe. Alla Cala nel pomeriggio possiamo rifarci gli occhi con esemplari dal pelo lustrato e brillante, collari e pettorine griffate, andature eleganti. Non pensavamo a Palermo potesse realizzarsi un positivo imborghesimento della razza canina; tutto sommato la borghesia palermitana non ha quasi mai mostrato lungimiranza nel sostenere le amministrazioni ed un progetto culturale stabile, capace di realizzarsi senza il contributo dell’Ue. Ma non vogliamo prendere a pallonate una categoria sociale perché rischiamo di essere accusati di classismo, nemmeno criticare la classe media diffusa ed ampia della nostra città perché già in auto sussistenza etica si fa costantemente del male. Per rimanere in tema, quella della zona Sperlinga, si è specializzata nella disseminazione di cacche canine di razza su tutti i marciapiedi. Su questo tema della penuria di civiltà a carico di centinaia di padroncini che risiedono in zone residenziali torneremo presto.
Alla Cala, sull’asse pedonale nord ovest, chiuso tra il molo Sailem, la strepitosa Ape bianca di Andrea Di Marco e un bel relitto di rara fattura si possono incontrare i quattro zampe più radical chic della città. Anche in questo periodo freddo e di giornate corte possiamo osservare l’interessante comportamento dei passeggianti e dei passeggiati. Si perché, in generale, sembrano più che semplici cani a passeggio, qualcosa di nuovo, dei veri e propri sistemi integrati umano-canino, a carattere affettivo e di rincoglionimento profondo. I cani arrivano quasi di corsa, trascinando i passeggianti e riconoscendosi tra di loro essendosi di fatto costituita una specie di movida, un ‘passio’ elitario ed esclusivo, di sicura gratificazione sia dei proprietari, sia degli animali domestici umanizzati. Si assiste, in un momento di recessione, ad una elevazione dello status ed al mantenimento di relazioni strette tra i passeggianti attraverso argomenti di conversazione che riguardano sempre loro, i cani. Quando giustamente scorrazzano pisciando sulle ruote dell’Ape bianca (giova ricordare a questo punto ai palermitani che l’omaggio al nostro artista Di Marco parcheggiato alla cala è opera d’arte!) vengono richiamati con nomi raffinati: Sharyl, Lizzy, Meggie, Faith, Gwen, Tancry (diminutivo di Tancredi), Arol, Briciolotto, Carlitos, Benghy, Razon, Led, Coito, Alan, Scrotos. Si parla di loro, con loro, per loro; si scambiano esperienze, si raccontano le loro storie, le marachelle che fanno, le loro virtù, i capricci. Ci si scambia marche di croccantini, nomi di professionisti affermati, si indaga la loro psicologia, ci si ritrova forse anche a ‘mummiarli’ mentre loro si annusano augurandosi un buon partito. Tutto questo può essere anche molto bello. Può essere, infatti!