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Eleggiamoci, siamo tutti al servizio degli elettori e dei candidati.

Eleggiamoci, siamo tutti al servizio degli elettori e dei candidati.

Non si sono scatenati, ancora no, e forse non si scateneranno. Quando vivi in una grande realtà urbana che presenta i problemi comuni alle aree metropolitane, più le grandi criticità del sud, speri che in prossimità delle amministrative si parli in maniera diffusa di programmi e di progetti. Questa competizione elettorale palermitana è spenta, morta, con un esercito di candidati che assomigliano ai personaggi di Zombieland. Il giornale di Sicilia attanagliato dalla crisi dei lettori e dall’avvicendamento del direttore non offre spunti, rimane tutto sommato fuori dalla mischia. L’altro quotidiano locale non riesce a posizionarsi, è confuso e non sa o non vuole fare la guerra a Forza Italia. In genere un quotidiano locale che legittimamente esprime anche un sistema di interessi partecipa alla discussione pubblica, la stimola e la alimenta con approfondimenti sul profilo dei candidati e la fattibilità dei programmi. Qui sembra invece di stare nelle sale dell’astanteria dell’ospedale dei bambini. In genere si rimane in attesa, sperando che il piccolo-candidato a sindaco non venga ricoverato, a limite si può decidere di non  ricoverarlo e portarlo a casa contro il parere dei sanitari. E sono tutti cittadini-elettori-pazienti-candidati.

Che stanno facendo i futuri sindaci, come stanno comunicando in questa prima fase della competizione? Orlando sfodera le armi dell’antimafia anni novanta, del centro storico, del tram (ormai il tram è il totem acchiappa tutto, la cosa) e della cultura (che oscilla tra broccoli a pastella e tomba di Federico II). Ferrandelli glissa sui suoi sostenitori, flirta con sigle e nomi propri che ha sempre combattuto e si comporta come se fossero delle semplici cheerleader. E’ come se domani la Samsung dicesse alla Apple: ‘Ti compri i miei caricabatterie?’. La Vardera vuole dare voce alle borgate e gira col lapino ma questo fa così tanto casino con la marmitta e lui con gli slogan a fisarmonica che getta tutti nel caos e le voci rimangono appena sussurrate. Forello organizza a quanto pare riunioni in luoghi scogniti, al punto che la campagna elettorale assomiglia a quella del gatto selvatico del Monte Pollino, avvistato solo con le foto trappole. Dei candidati al consiglio comunale cosa dire? Intanto che sulla cartellonistica non ridono mai, gli uomini si vestono come gli agenti immobiliari, le donne come le madri dei bambini di prima comunione. Questo può essere un problema.
Possono fare però due cose: 1) ridursi come numero. Siete troppi, uno-due a famiglia; 2) non usare slogan a cui  oramai non crede nessuno, inefficaci formule di marketing comunicativo. Alcuni esempi: Amo Palermo (Odiala, tranquillo, odiala pure, non sei solo!); Al servizio della città (per cinque anni me lo porti il caffè la domenica mattina?); Per cambiare… (assegni, cinquanta euro, macchina, compagno o compagna…che devi cambiare?); Un uomo in comune (anche donna però, anche un gay e un bisessuale voglio al comune!); Un amico al comune (..ma scusa minchia tutti ce l’abbiamo un amico al comune!); L’Onestà e la competenza (… guarda che vale anche per le escort!); uno di borgata (ho studiato, fatto l’Erasmus, servito ai tavoli mentre preparavo le materie e dovrei votare uno di borgata che non sa usare le subordinate?). Insomma fatevi fare un corso full immersione, un week end è già qualcosa, vi damo una mano gratis, al servizio dei candidati.