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Donne e sbarramento: quando le pari opportunità limitano l’esercizio del voto

Donne e sbarramento: quando le pari opportunità limitano l’esercizio del voto

L’elettore per il rinnovo del consiglio comunale a Palermo sarà costretto a votare un uomo e una donna

Ad una settimana dalle consultazioni per l’elezione del consiglio comunale scopriamo tra le novità introdotte nella normativa per il rinnovo del consiglio comunale di Palermo, che l’elettore, qualora decida di esprimere due preferenze, sarà costretto a scegliere un uomo e una donna.
Il nuovo voto di genere ha la scopo di aumentare la presenza femminile nei consigli. In ogni lista, sia che si tratti del consiglio comunale che di quello di circoscrizione, uno dei due generi non potrà essere rappresentato da più di due terzi dei candidati. Per fare un esempio concreto in una lista di 40 candidati per il consiglio comunale, almeno 13 dovranno essere donne; in una lista da nove per la circoscrizione le donne dovranno essere almeno tre. Un meccanismo che seppure assicurerebbe una presenza femminile più significativa ovviando alla poverta di candidature rosa che maturano nei partiti, di fatto finisce col ledere l’esercizio del voto nel senso pieno della liberta di esprimere una preferenza correlata al merito ed alla relazione fiduciaria, senza vincoli di alcun tipo.
Non sembrerebbe questo meccanismo rispettare il principio democratico che il voto deve essere sempre libero e non condizionato da elementi come il sesso, l'etnia, la religione. Domani si potrebbe introdurre un altro meccanismo di tutela dei candidati imprenditori, impiegati, amanti dei cani o dei gatti..
Si spiegherebbe allora la mole abnorme di manifesti e volantini che propongono coppie di facce e di voti, studiate a tavolino e a monte, con il rischio che eventuali accordi si determinino attraverso patti personali tra amici, fidanzati, amanti, soci. Ovviamente tutte coppie di uomini e donne, maschi e femmine per l’anagrafe.