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Dodici scatti tra cielo e mare per recuperare il tempo

Dodici scatti tra cielo e mare per recuperare il tempo

Salvo Valenti ci restituisce nel suo progetto semplice ed essenziale l'intimo senso della fotografia 

Il tempo ha determinato l’essenza della nostra civiltà con una serie di formulazioni tra scienza, economia e filosofia che hanno avuto più o meno fortuna. Nella tradizione metafisica del novecento di matrice heideggeriana il tempo cessa di rappresentarsi sul primato del “presente” a favore del primato dell’”avvenire”. Il tempo può essere interpretato in termini di “possibilità” o di ”progettazione”.
L’uomo è soprattutto progetto anche se il carpe diem consumistico e cinematografico del professore Keating dell’Attimo fuggente ha ubriacato tante generazioni. L’istante che non devi perdere e devi catturare, così come il progetto oggi si scontrano però con l’idea che dobbiamo bruciare il tempo, seppellirlo nelle azioni compulsive che ci accompagnano inevitabilmente.
E’ un tempo organizzato, che ti insegue ogni giorno, un’idea favorita anche dai social nei quali vale la legge della velocità, nulla a che vedere con i giornali o i libri che leggevamo senza ansia. Certo al di fuori dei social ci sono le arti, puoi goderti una mostra, andare a teatro, guardare un film ma nella dimensione visiva generale le sinapsi sono cambiate, soprattutto nella fotografia che invade il web. In questi giorni che ha piovuto in mezza Italia erano quasi tutti fotograficamente a caccia di arcobaleni, un soggetto che, per rimanere coerenti con il nostro modo di vivere il tempo, dura quanto una schiarita, pochissimo.
Le foto, in generale, non certo nell’autentica sensibilità fotografica che però è sempre più difficile da trovare, sono oramai sempre più uguali e inconsistenti perché si fotografa tutto, continuamente, senza neppure tematizzare luoghi, senza simbolizzare e bruciando le tappe tradizionali, in barba alla tecnica e alle regole che dovrebbero consentire di assimilare e di accompagnare l’esperienza della fotografia. Per fare questo però occorrerebbe tempo e pazienza. E soprattutto occorrerebbe un progetto 'mentale' prima di tutto.

IMMAGINE

Quando ho conosciuto Salvo Valenti e la sua passione fotografica ho colto quel senso del tempo dimenticato. La sua idea della fotografia è carica di energia ma rispettosa, densa di progetti e di ricerca di un senso complessivo delle cose, anche per la relazione che la stessa esperienza fotografica intrattiene con la realtà.

Il 1 Gennaio 2017 ha iniziato un progetto, semplice, dotato di un’intuizione originaria che è un po’ heideggeriana, essere e trovarsi in un luogo ogni primo del mese per i dodici mesi dell’anno solare scattando una fotografia dalla stessa angolazione, nel medesimo luogo che vede combinarsi nella composizione cielo e mare.

 Il progetto si è concluso il 1 Dicembre e il suo sviluppo ha richiesto all’autore di esercitare la massima di trovarsi con dedizione temporale in quel luogo preciso. Il soggetto può apparire superficialmente standardizzato, ad eccezione dei colori che sono sempre diversi per ragioni climatiche e di orario (mattina o pomeriggio).

Non si tratta però dello stesso mare e dello stesso cielo, seppure le porzioni, la prospettiva di scatto e la posizione fisica dell’autore probabilmente sono pressoché identiche.   

E' l’intuizione complessiva ed è la raccomandazione etica, piena di umanità e di venerazione per la fotografia, per gli elementi naturali per eccellenza del mondo che rendono interessanti i dodici scatti. L’uno non può fare a meno degli altri undici, sono intimamente correlati in una costruzione simbolica che sintetizza e restituisce alla relazione con il mare la sua lentezza e la necessità di fermarsi un attimo, un anno come Salvo Valenti, come probabilmente vorremmo fare tutti. Lenta-mente, serena-mente.