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Diritti e risparmi

Diritti e risparmi

La condizione della dottoressa di Trecastagni stuprata da un residente durante il servizio di guardia medica notturna paragonata ai rischi di infortunio di un carpentiere

A pochi giorni dal tragico episodio di cronaca che ha coinvolto il medico di guardia stuprato a Trecastagni nel catanese arriva con efficienza la decisione del giudice di derubricare l'aggressione in "infortunio sul lavoro". 

La dottoressa che ha subito la violenza sessuale sul luogo di lavoro mentre era semplicemente intenta a prestare il servizio di cura ai residenti del piccolo comune in questa maniera viene stuprata due volte, la prima volta da un uomo che si serve della forza e della discriminante biologica di genere, la seconda volta (più grave) dalle istituzioni che avrebbero dovuto mostrarle vicinanza ed un senso responsabile di giustizia.

Non voglio pensare con la ragione del giudice, probabilmente un uomo, né ritenere che questo sia il normale corso del nostro modo secolare di avere costruito una realtà di relazioni umane e sociali in cui la violenza è diventata procedura e dispositivo, ingabbiata dentro i meccanismi di tortura del sistema burocratico.
Le guardie mediche sono uno dei servizi territoriali più importanti, salvano vite, fanno prevenzione, orientano i pazienti e salvaguardano la salute pubblica. I medici in servizio sono tenuti a prestare assistenza e non possono impedire l'accesso a utenti che presentano tutte le caratteristiche del soggetto pericoloso. Se si barricano perchè temono un'aggressione possono essere denunciati. Se allertati di notte sono obbligati a prestare la visita domiciliare accedendo in abitazioni di soggetti non conosciuti.

Io potenziale stupratore, violento, instabile, ossessivo, disturbato richiedo la visita domiciliare nella mia abitazione isolata e di campagna e tu, medico donna in servizio notturno, ti fai carico di tutto ciò che di 'socialmente pericoloso' può accaderti, senza alcuna possibilità di prevenzione.

Il medico è un professionista, donna o uomo che sia, ha prestato giuramento, è tenuto ad un codice deontologico, non può girare armato o con un'APP a portata di mano sul  cellulare, con il polpastrello in tensione costante per reagire e difendersi da chiunque. Per un paese come il nostro in cui le donne devono costantemente dimostrare di meritare promozioni, essere riconosciute in un rapporto alla pari con l'uomo, questa decisione con forti implicazioni giurisprudenziali è l'ennesimo scacco, una sconfitta che brucia alla categoria medica che da anni chiede maggiore sicurezza sul posto della guardia medica ma in generale (brucia) a tutte le donne e ad un percorso di affermazione dei diritti di tutti che ritenevamo maturo.

Oggi è una giornata nera e dovremmo mostrare attenzione verso le esigenze dei medici delle guardie, riconoscendo il valore dei compiti che svolgono e la difficoltà ad operare durante le ore notturne in isolamento. Il rischio che corriamo è che la decisione venga strumentalizzata per far sentire la categoria colpevole dei compiti che esercita e lasciare agli ordini professionali la pressione sul ministero per ristrutturare il servizio a vantaggio della sicurezza degli operatori. In sintesi è come se il giudice avesse paragonato i compiti della dottoressa che ha subito lo stupro alla condizione ordinaria del carpentiere che può sempre cadere dall'impalcatura per una vertigine o un banale incidente.

Non ci si può infortunare per tre ore su un pene in erezione. Questa dinamica, credo, verrebbe compresa anche dalle scimmie antropomorfe.