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I comunisti contro il Web: l'analfabetismo funzionale di andata e di ritorno

Sono della fine degli anni novanta le preoccupazioni avanzate da Roberto Maragliano sulla crisi della civiltà della scrittura innescata da web e dai modi diversificati e rivoluzionari di interagire tra gli utenti.
La rete internet all'inizio è avvertita da alcuni come pericolosa perché il visivo ci distrae dalla riflessione e dagli approfondimenti, soprattutto dei temi di natura politica, che richiedono spirito critico, tempo e pazienza. Alcuni come Maragliano intravedono nel web una risorsa, sia in termini di ricchezza relazionale, sia di recupero della vecchia polisensorialità, una dimensione in realtà mai estinta perchè presente in tutti gli ambienti di apprendimento non scolastico.

Il web per molti versi è una liberazione dalla dipendenza delle Élites che decidono le buone nozioni, la dialettica sana, l'educazione politica, le lungaggini dei monologhi speculativi. Eravamo preoccupati per il porno e il gioco d'azzardo nella sua formulazione on line che pare sino al 2010 assorbisse gran parte del traffico della rete, con parole chiave che farebbero certo inorridire i catechisti del web, i fautori del controllo sociale, gli ammogliati con la scrittura ordinata e moralizzatrice. In generale quando si poneva la questione del consumo eccessivo di porno le reazioni non erano violente perchè non trovavano, se non all'interno di chat ancora poco accessibili e povere di community, forza catalizzatrice. In genere rimanevano sparute così come le conversazioni tra chi difendeve la libertà di fruire i contenuti di qualsiasi natura e chi invece auspicava forme di controllo e di selezione. La censura è sempre esistita ed ha sempre influenzato i processi di formazione culturale. Il porno irrompe gratuitamente nelle vite degli uomini, si diffonde anche nel mondo femminile, con un affinamento dei gusti e una diversificazione degli interessi. Funziona e fa funzionare la rete. Il poker on line la fa decollare e in alcune fasi di involuzione del costume sui luoghi di lavoro, quando le pubbliche amministrazioni non controllano ancora con i circuiti interni i lori dipendenti, accade che gioca quasi tutta la popolazione attiva. Gioca o guarda video porno. Ci sono ricerche sul traffico interno commissionate all'interno di grandi uffici pubblici che attestano percentuali di traffico verso siti porno e giochi on line vicine al 90%. Il resto è lavoro d'ufficio, noia, routine, obbligo, nascondino tra colleghi, coperture rispetto a capiufficio che pure consumano riservatamente ma devono adempiere agli obblighi di produzione di carte e servizi. Insomma il disorientamento creato dalla rete è realtà diffusa, soprattutto in Italia. Naturalmente alcuni uffici continueranno a funzionare anche negli anni di boom tecnologico, qualcuno governerà ancora le distrazioni dei dipendenti. Il guaio è che ce ne siamo dimenticati e oggi siamo focalizzati solo sui vizi della scrittura analfabeta e finalizzata all'insulto razzista e omofobo.

La rete è l'esatto contrario delle Élites, ospita la rappresentazione sociale delle opinioni in maniera democratica e senza filtri, fotografa quello che siamo, senza circoli, riviste specializzate, censure, autorizzazioni a parlare. Ricordo, ad esempio, che nelle vecchie sezioni territoriali del pci accadeva che a prendere la parola erano quasi sempre le stesse persone, gli stessi compagni, con argomentazione che il più delle volte avrebbero stanato anche il più resistente brigante di montagna che pur di farli smettere si sarebbe consegnato ai gendarmi. Anche di questo ci siamo dimenticati. In quelle lunghissime riunioni post cena frugale, la maggior parte dei compagni ascoltavano, spesso annoiati, in accordo pieno con l'epilogo che il comunismo reale era fallito e qualcosa si doveva pur fare. Oggi ci confrontiamo con una opinione diffusa vocata all'insulto ed all'offesa gratuita. Questo atteggiamento dilaga e infiamma anche i giornali generalisti e vive di portali finalizzati a polarizzare le opinioni ed a raccogliere traffico. Dobbiamo dichiararci fortunati. Almeno possiamo riconoscerli perchè abbiamo dato loro la parola.