Nel giorno più impegnativo per il fegato dei palermitani rispolveriamo la tradizione e il Gaviscon

Finalmente è arrivato l’Arancina Day, l’attesa infinita della festa che fa di Palermo la città più godereccia d’Italia.
Lei è davvero la protagonista, la star, posta in valore da tutta la comunità palermitana, senza tradimenti dell’ultimo minuto, adorata e adulata da maschi e femmine, bambini e adulti, anziani, ricchi e poveri.

E’ democratica, da sempre, conosce solo la serie A, stadio sempre pieno,  per Lei la recessione non conta, neppure le  stratificazioni sociali; dai notai ai posteggiatori abusivi è osannata. 
Se ci pensiamo quella del 13 è davvero la festa di rottura del clima natalizio, seppure sempre in tema di culto di santi. L’8 Dicembre, anzi il 7 con la cena della vigilia dell’Immacolata, a base di pizza e sfincione, mantiene ancora i caratteri del simbolismo popolare cristiano. L’otto Dicembre infatti si preparano albero e presepe. Il 13 è ‘sbracamento’ dello stomaco e del palato, un’esagerazione, si mangia a sbafo. La Santa c’è, naturalmente è anche apprezzata contando anche qui un bel numero di devoti, ma i palermitani nel tempo sono stati bravi a separare rigorosamente l’elemento sacro da quello profano. Per Santa Lucia i palermitani mangiano cuccia, arancine, bollito, panelle dolci.

Per documentare la fonte, stamattina gli estensori di questa nota documentaria (Carlo e Marco) si sono incontrati per l’ennesima colazione del 13 in uno dei bar palermitani doc. Negli anni li abbiamo visitati tutti. Quasi, perché man mano aprono bar nuovi e ciascuno si inorgoglisce delle sue arancine.  Stimiamo Massaro, Accardi, Recupero, Rosanero, Scatassa, Aluia, Costa, Touring ma bravi ce ne sono tanti. Stimiamo in particolare le arancine della mamma di Marco e della buonanima di mia nonna. Non vogliamo offendere nessuno per cui oggi manterremo l’anonimato. Un quarto d’ora di sosta con un’arancina accarne a testa accompagnata da una lattina di chinotto in due,  in mezzo ad un fiume di palermitani che ordinano vassoi. Scene simili per ritmo e precisione si sono viste solo nelle sequenze degli stabilimenti fiat anni settanta.

Sono le 11.40 e la saletta del bar raccoglie più di venti persone in attesa delle arancine. Sei  persone velocissime a servire i clienti. Almeno cento arancine sono in bella vista, doratissime e appena tolte dal padellone. Si va dai vassoi piccoli, con le convenzionali quattro arancine (due accarne e due abburro) alle 12 variegate tra salsiccia e gorgonzola, spinaci, salmone e  cioccolato. Non entriamo nel merito, noi però siamo tradizionalisti e moralisti.
L’arancina per noi è accarne e poi al burro. Intanto è femmina, vastasa, pettegola, sensuale, libidinosa, materna (per certi versi!). L’arancina ha almeno una quarta di seno e poi, ribadiamo, è solo con carne o burro, il resto non può fare storia. Accanto alle arancine ci sono le panelle dolci (si fanno solo il 13 dicembre) appena sfornate, con crema gialla, spolverate di cannella. Sono il classico colpo di grazia; chi le ha elaborate (pare che non siano antiche come le arancine!) ha voluto annegare i sensi di colpa provocati dall'arancina fritta e salata (considerate che un'arancina può fare anche 1.200-1.500 calorie) nella crema e nella pasta soffice delle panelle dolci (ma sempre fritte sono!). Una volta uno mi disse che le panelle dolci spezzano il salato. Mi ricordo che era seduto e non si poteva muovere.  Buona la dichiarazione di amore per l’arancina ma pessimi sono i risultati per il colon che fa onore ai produttori di Gaviscon Advance. Ma noi ce ne freghiamo. Anzi se avete da segnalare le vostre arancine preferite ve ne saremo grati.

(Foto e...arancine di Luisa Incontrera)