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Tre fotografie per Palermo. Terza puntata

Tre fotografie per Palermo. Terza puntata

Intervista a  Zino Citelli, fotografo

La fotografia di Zino Citelli riflette oltre che una grande sensibilità, la ricerca attiva di momenti paradigmatici, rubati e colti nella normalità del quotidiano, caldi, intensi e carichi di vitalità.  Zino è reduce dalla personale “La luce nella terra” che  ha riscosso grande successo di pubblico alla galleria Bobez Arte Contemporanea di Palermo. 

Il rapporto con la fotografia, nella sfera personale e artistica, come nasce?

La passione e l’interesse nascono presto, a 12 anni.  Di nascosto rubavo la macchina a mio padre e scattavo. E’ diventata una passione importante nel 91, comprai una Olympus OM 10, la corredai degli obiettivi e iniziai a fotografare. La componente tecnica mi ha da sempre stimolato nella convinzione però che la fotografia rimane soprattutto una questione di cuore e di pensiero. Trasformiamo ciò che può  interessarci fotograficamente guardandoci intorno in una composizione che in quel momento per noi ha acquistato un particolare significato.

Nella tua esperienza c’è stato un momento di svolta?

Si, esattamente intorno al 2001 dopo avere aderito ad un portale specializzato nella fotografia, a carattere internazionale; ho iniziato a confrontarmi ed interagire con gli altri utenti, appassionati come me. Così sono arrivate le prime critiche mirate, il primo giudizio pubblico con il quale mi sono confrontato. Sono state utili perché mi hanno permesso di crescere, di comprendere anche la qualità del lavoro che avevo svolto sino a quel momento. Ricordo una mia foto in particolare, pubblicata su questo portale, che riscosse un buon gradimento, un riflesso sull’acqua di un monumento di Siviglia. Sono momenti che ti fanno acquisire consapevolezza. Sui social, qualche anno dopo raccoglierò il successo di Spicchio di Sicilia, la prima foto che mi ha fatto conoscere sui media, scattata ad Ustica e notata da Katia Salvini, una giornalista della Gazzetta di Parma. Ho iniziato a collaborare con questa testata del nord curando una rubrica dedicata ai piatti tipici siciliani che avevano ispirato la fiction sul commissario Montalbano. E’ stata una esperienza interessante che mi ha permesso di conoscere il settore e il gusto del pubblico. Il cibo è stato però una parentesi perché continuo a preferire i soggetti dinamici. L’interesse infatti per lo street food va bel oltre il cibo, includendo il contesto e una gestualità di chi lo prepara che è speciale.  

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Ci sono temi che ricorrono nella tua fotografia?

In realtà la mia fotografia non è tematica, ho una passione per i colori primari, il sole, la luce sprigionata dalla combinazione tra i colori, la vitalità, la terra. Palermo entra in questa dimensione come una vera capitale, fonte e palcoscenico di tantissimi colori. Tra i colori prediligo l’azzurro che rimane fortemente collegato al mare. Palermo per me è rappresentata specificamente dalla relazione con il  mare e dalle ricchezze che il mare e le dominazioni hanno portato. La costa, gli approdi, i porticcioli, i borghi marinari, la piccola pesca rimangono soggetti di particolare interesse. Una foto che considero paradigmatica ritrae su un banco di pesce un cappone appena pescato e coloratissimo a cui il pescatore, per ragione di folklore o forse per attirare i clienti, aveva messo in bocca una ricciola. Colsi il momento e la contaminazione dei colori.

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E che mi dici del Cassaro o dei vicoli di Palermo? Qualche aneddoto?

Ho scattato una foto molto particolare all’interno del noto vicolo Brugnò della statuetta di Santa Rosalia, decontestualizzata però dall’allestimento consueto del Festino e collocata in una abitazione. Solo allora ho scoperto che questa statua viene tenuta in casa ed uscita solo nell’occasione della festività. E’ una foto rubata, dalla finestra aperta, prima dell’esposizione. La foto l’ho intitolata Fra Sacro e Profano.

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Ci sono storie che ti hanno particolarmente colpito e che sono state catturate in uno o più scatti?

Ce ne sono diverse, sono particolarmente legato ad una foto scattata a San Marco d’Alunzio, provincia di Messina, un paesino molto antico con pochissimi abitanti e ventidue chiese; la foto può essere considerata una rappresentazione trasversale della memoria che va tenuta viva e conservata, soprattutto nella relazione con gli anziani. L’ho scattata in un’area disabitata composta da un corpo basso di case dirimpetto il castello diroccato. Trovo una porticina aperta e all’interno della piccola abitazione tre persone anziane. Scopro che si tratta di tre fratelli, uno quasi centenario, rimasti soli che hanno deciso di abitare nella casa natia, di trascorrere gli ultimi anni insieme nel luogo della loro infanzia.

La Palermo abusata e la Palermo da scoprire…

Ci sono tante manifestazioni che si prestano alla rappresentazione fotografica ma che oggi appaiono super inflazionate. Penso al Pride ma anche al Festino, fotografati puntualmente da centinaia di appassionati ogni anno. Sarebbe interessante riscoprire fotograficamente la parte autentica del culto, la devozione alla santa con l’acchianata del 4 settembre. I mercati storici continuano ad essere fotografati ma hanno ancora molto da esprimere, una vitalità sempre forte. Tra tutti preferisco Ballarò, un mercato ancora non turistico, con i palermitani che lo frequentano per fare la spesa. Ballarò integra molti aspetti con una evoluzione che ha favorito la fotografia. Oggi si mettono in posa e ti chiedono di postare la foto perché hanno compreso che torna utile al mercato stesso.

Palermo secondo te presenta un suo senso del pudore rispetto alle città del sud..

Palermo mi sembra una città abbastanza aperta, che si è abituata nel tempo ai flussi turistici, più interessante di altre città del sud, disposta a mettersi in gioco.

Quali sono le progettualità in corso a cui stai lavorando?

Dopo la mostra ‘Luci nella terra’ che mi ha gratificato per il buon pubblico sto ripensando, sulla scorta di una proposta, ad una rielaborazione del tema sempre nel rispetto dei caratteri della mia fotografia, non solo colori e momenti di vita ma anche gli aspetti ludici, dal momento che mi piace molto lavorare anche con l’animazione degli oggetti per dare corso anche alla creatività. 

Ph: Zino Citelli